STORIA DEL MOBILE

La storia del mobile è la storia della nostra civiltà;  fin dall’antichità gli arredi hanno fatto parte della nostra vita quotidiana, connotati da elementi stilistici espressione del gusto delle varie epoche.  Nessun altro manufatto artistico sintetizza  così compiutamente i  diversi stili di vita che hanno accompagnato la storia dell’uomo. Senso estetico e funzionalità sono i due principi che stanno da sempre alla base della produzione del  mobile, non disgiunti tuttavia da elementi simbolici che spesso hanno reso possibile associare un elemento di arredo con uno status sociale. Di tutto ciò l’abilità artigianale, che spesso si associa con l’espressione artistica, è  la sintesi perfetta, e le produzioni che ne sono derivate , dando vita alle cosiddette ‘arti minori’ hanno contribuito ad accrescere il patrimonio storico-artistico del nostro territorio. Rispetto ai secoli precedenti il Medioevo non presenta sostanziali rinnovamenti nella fabbricazione dei mobili in gran parte costituita da semplici casse e cassettoni lignei impreziositi da sculture o decorazioni pittoriche, o semplici armadi o credenze. Il Rinascimento vide il primato culturale di Firenze ; il cassone spesso ornato da motivi mitologici o trasformato in cassapanca rimane il mobile  più diffuso, anche se comincia a prendere piede la produzione di sedie e quella di stipi, spesso arricchiti da pietre semipreziose. Con il Manierismo la decorazione dei mobili divenne più elaborata e frequente fu il ricorso all’elemento decorativo della ‘grottesca’, recuperato dalla tradizione classica. Nel corso del XVII secolo  i tavoli fissi cominciarono a essere presenti nelle dimore delle classi più agiate, ma bisogna aspettare lo scorcio del secolo per vedere applicate le forme tipiche del barocco, con curvature e rotondità  evocative di elementi naturalistici, agli arredi che trovano i loro elementi di pregio nei materiali preziosi e negli elementi scultorei. Nel Settecento  a partire da Venezia, influenzata dal commercio con l’Oriente, si diffuse in Italia la moda della laccatura , dove prevalsero gli  elementi decorativi floreali. I mobili dipinti incontrarono un grande favore sia nelle dimore aristocratiche che nelle case più modeste. Gli scavi archeologici condotti a Pompei e Ercolano nel corso del XVIII secolo contribuirono al recupero di elementi classici che furono alla base del stile Neoclassico. Interessante fu anche l’influsso di disegnatori inglesi come Thomas Chippendale che  ideò mobili connotati da una morbidezza delle linee che arrivò a influenzare le produzioni italiane. Le profonde mutazioni che la società europea subì nel corso del XIX secolo influenzarono fortemente anche il gusto negli arredi. Le differenze stilistiche nazionali andarono lentamente a diminuire e, con l’affermarsi della borghesia, aumentò notevolmente la domanda di mobili di qualità a cui fece fronte una produzione sempre più meccanizzata. Dalla linearità del Neoclassicismo e dallo Stile Impero si passò ad un gusto sempre più elaborato con ricche imbottiture e pesanti decorazioni che dovevano esprimere lo status delle nuove classi dirigenti. Sul finire del secolo, su influsso del movimento dell’Arts and Crafts di William Morris, ci fu un ritorno alla semplicità e ai nobili ideali dell’artigianato.  Cominciarono così ad crearsi due modi di fabbricare i mobili: da una parte gli artigiani che con le loro abilità artistiche realizzano pezzi unici per una classe abbiente, dall’altra la produzione industriale di massa che nel corso del XX secolo diventerà sempre più globalizzata.

L'INDUSTRIA DEL MOBILE A CASCINA

L’industria del mobile nacque a Cascina intorno alla metà del XIX secolo in un territorio, fino a quel momento,  a vocazione agricola. Un forte impulso arrivò dall’apertura del tratto ferroviario Pisa-Firenze, tanto che gran parte dei nuovi laboratori sorsero in prossimità della stazione. La ferrovia,  inaugurata nel 1845, creò le condizioni ottimali per lo sviluppo industriale facilitando lo smercio a largo raggio dei manufatti e l’approvvigionamento delle materie prime e contribuì all’arrivo di un ampio bacino di clientela. Le ditte più antiche furono quelle di Raffaello Puccini e di Francesco e Michele Bonciani, attive rispettivamente dal 1850 e 1851, a queste seguirono  nel  1865 i laboratori  di Jacopo ed Egisto Staccioli e nel 1871 di Emilio Bertini. Bertini, che fabbricava mobili in essenze e stili diversi da destinare ad una più vasta clientela,  fu il primo a Cascina a dotare il proprio laboratorio di macchine per la lavorazione del legno, aprì un magazzino di vendita a Roma e produsse arredi anche per mercati lontani, come dimostrano alcune spedizioni di mobili ad Alessandria d’Egitto e a Tunisi avvenute nel 1878. Nel 1872 aprì la ditta di Giuseppe Poggianti  che lavorò molto a Roma realizzando, tra gli altri, gli arredi  per la stazione ferroviaria di San Pietro e il celebre Cafè de Paris su disegno dell’architetto Borsi. Nel 1884 venne inaugurata la ditta di Giovanni Signorini che si sviluppò rapidamente e che successivamente aprì le succursali di Carrara (1913), Roma (1933) e Napoli (1956). Nel 1890 Leopoldo Virgili fondò la omonima ditta che realizzò diversi hotel in Versilia e che durante il fascismo, sotto la guida dell’architetto Marcello Piacentini, produsse gli arredi per molte sedi ministeriali romane, per l’Accademia di Caserta, per l’Aeroporto di Centocelle e per diverse stazioni ferroviarie tra cui quella di Pisa; ebbe inoltre una succursale in via del Babbuino a Roma. Nel XX secolo si registrano l’apertura della ditta di Leonetto e Renato Bulleri (1910), che si specializzò nella produzione di sedie arrivando ad esportare molti dei suoi prodotti negli Stati Uniti dove ancora oggi sono registrati i brevetti e che ebbe una sede anche ina via Frattina Roma, e di Ettore Pighini (1919-1920), falegname proveniente dalla Garfagnana che inizialmente si associò con Cupiti e che fu uno dei fondatori della Mostra del Mobilio. La Mostra del Mobilio, ideata da Leonello Bulleri, Oreste Poggianti e Ruggero Puccini fu negli anni la migliore vetrina per le produzioni cascinesi. Inaugurata il 10 settembre 1922 presso la scuola elementare di Cascina, che per l’occasione venne trasformata in vero e proprio palazzo delle esposizioni grazie ad una balaustra affiancata da due torri in legno realizzate secondo il gusto tipico del tempo, divenne nel tempo mostra permanente e ha oggi sede in via Francia a Cascina.

LA SOCIETA' OPERAIA DI CASCINA

La Società Operaia di Cascina nacque il 31 dicembre 1863 su iniziativa di un gruppo di borghesi illuminati capeggiati dall’avvocato Leopoldo Galassi allo scopo di sostenere i soci e le loro famiglie in caso di infortunio, perdita di lavoro  o morte del capofamiglia. Fu la quinta associazione di Mutuo Soccorso a sorgere nella provincia di Pisa e già nel 1865 “vista l’istanza collettiva delle donne di Cascina” accolse  tra i propri soci anche le donne. Tra le principali cause della proliferazione delle società di mutuo soccorso nell’ultimo scorcio del XIX secolo possiamo annoverare  le ristrettezze economiche dei tempi aggravate da uno sviluppo industriale non ancora sostenuto dallo stato sociale e il diffondersi dei valori solidaristici tra diverse classi sociali sostenuti dai nuovi ideali politici espressi in primis da Giuseppe Mazzini. La Società Operaia di Cascina ebbe tra i suoi fini sociali la mutualità sanitaria e pensionistica per operai e artigiani ma  inoltre, fin dalle sue origini, ricoprì un ruolo significativo per quanto riguardava la promozione dell’istruzione popolare , individuando  proprio nella formazione professionale delle classi lavoratrici quel valore aggiunto necessario per poter produrre un artigianato di qualità in grado di affermarsi sul mercato nazionale e internazionale. Nel 1869 su decisione del consiglio nacque dunque la prima biblioteca ambulante –primo nucleo dell’attuale biblioteca civica-  e nel 1871 nei locali della Società Operaia venne aperta  la Scuola di Disegno Professionale e Plastica allo scopo di preparare giovani disegnatori, ebanisti e falegnami  da impiegare nella nascente fabbrica del mobile. Nel 1900 il corpo sociale della Società Operaia diede vita alla Pubblica Assistenza e nel 1922 fu inaugurata la prima Mostra del Mobilio, esposizione temporanea delle migliori produzioni degli artigiani cascinesi che in breve tempo riuscì ad ottenere grandi riconoscimenti tanto che la terza edizione del 1924 fu inaugurata dal re Vittorio Emanuele III. Dopo la Seconda Guerra mondiale la Società Operaia di Cascina cominciò a perdere il ruolo di promozione sociale  fino ad allora mantenuto e in breve si trasformò in un’associazione culturale. Oggi la Società Operaia conserva la memoria storica della lavorazione del legno a Cascina tra il XIX e XX secolo, disponendo di un archivio di diverse migliaia tra disegni e progetti ascrivibili ai più abili ebanisti e alle botteghe cascinesi più rinomate. Nella sede storica della Società Operaia è inoltre ospitato il Museo sulla storia della lavorazione del legno, sono conservati l’archivio storico dell’associazione con documenti a partire dal 1863, una vasta raccolta fotografica e una biblioteca.

L'ARCHIVIO STORICO

L’archivio storico raccoglie tutta la documentazione riguardante la Società Operaia di Cascina a partire dal 1863, data della sua fondazione, ed abbraccia un arco cronologico di circa un secolo. Al suo interno sono conservati, oltre ai verbali, agli atti istituzionali e ad un ricco  carteggio, manoscritti relativi alla fondazione della prima biblioteca di Cascina, all’istituzione della Scuola d’Arte di Disegno Industriale avvenuta nel 1871 e alla Fratellanza Militare. Nel 1965 l’archivio è stato dichiarato dalla Sovrintendenza Archivistica della Toscana dinotevole interesse storico “per le notizie relative alla storia ed allo sviluppo della mutualità e della assistenza e  per quelle relative alla storia del movimento culturale toscano nella seconda metà del XIX secolo e nella prima metà del XX secolo”.

L'ARCHIVIO ICONOGRAFICO

Il ricco archivio iconografico della Società Operaia, oltre a documentare le principali vicende che hanno riguardato il nostro territorio, conserva la memoria storica della produzione ebanistica a Cascina a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Costituito da molte fotogra? e e da oltre 3.000 disegni di pregio, che vanno dai bozzetti prospettici di studio, alle tavole geometriche, alla riproduzione di elementi di ornato e intarsio, l’archivio costituisce un ricchissimo repertorio dell’attività mobiliera di Cascina. L’archivio iconogra? co della Società Operaia, catalogato in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Pisa grazie ad un progetto che ha ottenuto il finanziamento da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, racchiude un notevole valore storico e artistico, costituendo un prezioso patrimonio per tutta la comunità cascinese.